mercoledì 28 agosto 2013

Ecco perché la Russia non potrà salvare Assad dall’operazione militare | InformAzione

Ecco perché la Russia non potrà salvare Assad dall’operazione militare | InformAzione

InformAzione — L'attacco in Siria, tutti gli obiettivi ed i rischi possibili

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Siamo alla vigilia di un attacco su larga scala della Siria da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Si aspetta soltanto che dalla sede dell'ONU si dia l'avvallo all'operazione militare, che potrebbe avvenire sotto l'egida dei caschi blu. Nel caso in cui dal Palazzo di Vetro non arrivasse l'ok per un attacco coordinato, a causa anche del veto della Russia, la macchina bellica sarebbe comunque messa in moto. 

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Sottomarini tattici, portarei e incrociatori americani e britannici sono già in posizione, da Cipro i residenti parlano di un fitto via vai di aerei da guerra della RAF, l'aviazione britannica che ha ad Akrotiri una delle sue basi più avanzati per il Medio Oriente. Su quali basi, dopo 2 anni di massacri indecenti, l'Occidente si accorge che in Siria un regime ha usato contro la propria popolazione armi non convenzionali?

A scatenare la reazione coordinata è stato l'uso di gas nervino contro la popolazione, con gli USA pronti a dimostrarne l'uso dopo l'intervento militare. Quando si attaccò l'Iraq le prove di armi chimiche furono maldestramente costruite ad hoc, nella guerra del Vietnam l'incidente in mare che fece da miccia alla disfatta militare più cocente per gli Stati Uniti fu creato ad arte. Da altre fonti infatti, si inizia a mettere pesantemente in dubbio le immagini circolate nei media internazionali. Innanzitutto la tempistica della diffusione. In due anni di guerra civile, i filmati raccapriccianti degli scontri tra ribelli e forze di Damasco erano messi al vaglio, filtrati e spesso non fatti girare sui circuiti dei media internazionali.

In questo caso, le immagini sono arrivate direttamente dalla Rete, senza filtro, in tutti i telegiornali del mondo. Secondo aspetto, estremamente grave, è che i cadaveri sono stati tenuti intatti e si sospetta che si siano usate vittime degli scontri passati per convincere gli USA ed i suoi alleati ad attaccare.

Un altro aspetto da tenere in considerazione, è la ritorsione attesa in Turchia e da Israele. Il regime di Assad è in ottimi rapporti e fornisce armi ai miliziani di Hezbollah in Libano, dove c'è una missione ONU di interposizione capitanata da militari italiani, schierati in zona. 

Il sistema di difesa Iron Dome dovrebbe permettere ad Israele di evitare attacchi di missili terra-aria, anche di testate armate con armi chimiche, di cui la Siria è una dei massimi detentori mondiali, grazie al "contributo" di Russia e Iran. Il problema per Israele arriverebbe dagli attacchi dinamitardi sul suo territorio che potrebbero facilmente portare le truppe di terra israeliane ad un attacco diretto verso la Siria, per mettere in sicurezza l'area circostante. Anche le truppe terrestri turche sono in preallarme, ma i rischi da questo "conflitto-lampo", sono molto più estesi.

Gli hacker siriani sono tra i migliori al mondo e le ritorsioni a cui potrebbero essere portati, sono imprevedibili. Solo ieri, hanno lanciato un avvertimento defacciando il sito del New York Post, uno dei canali di informazione preferito dall'amministrazione Obama. A mettersi in moto è stata la SEA, Syrian Electronic Army, in grado se necessario, di spegnere intere città e mandare in tilt le transazioni finanziare di paesi nemici.

Per disinnescare la minaccia, oltre a missili Cruise di precisione, sono in arrivo sul suolo siriano missili in grado di espellere impulsi elettromagnetici capaci di "friggere" qualsiasi componente elettrico nel raggio di chilometri. Il supporto logistico per una connessione internet potrebbe arrivare dai satelliti ma anche in quel caso, in queste ore le agenzie di sicurezza americane stanno bonificando l'area in tal senso. Da due anni intelligence americana, britannica ed italiana stanno agendo sul territorio ed in queste ore stanno preparando tutto quello che serve per preparare l'attacco.

Non è da escludere ulteriori attacchi nella penisola del Sinai che possano estendere a macchia d'olio il conflitto e cercare di distogliere uomini e mezzi dalla Siria. La Giordania e l'Arabia Saudita sembrano mantenersi neutrali, mentre la Lega Araba prova a Ginevra un'ultima quanto inutile azione diplomatica. Entro 24 ore, a parlare, saranno le bombe